9
agosto 2018

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Economia responsabile, Unis&f e Iusve studiano il caso della seta a chilometro zero

Fare business, sì, ma eticamente. Mettendo le persone, prima del profitto. Un’utopia? Non proprio. Il progetto 399‐1‐948‐2016 “Modelli di sviluppo etici e relazioni responsabili per la creazione di filiere sostenibili” finanziato con DGR 948/2016 ResponsabilMente – Asse “Inclusione Sociale” (Ambito…

Fare business, sì, ma eticamente. Mettendo le persone, prima del profitto. Un’utopia? Non proprio. Il progetto 399‐1‐948‐2016 “Modelli di sviluppo etici e relazioni responsabili per la creazione di filiere sostenibili” finanziato con DGR 948/2016 ResponsabilMente – Asse “Inclusione Sociale” (Ambito tematico 2 – Filiera, Clienti, Catena di Fornitura) con Ente proponente Unindustria Servizi & Formazione Treviso Pordenone ed Ente partner IUSVE, ha studiato l’operato di D’Orica, azienda orafa di Nove, in provincia di Vicenza, per dimostrare che un altro tipo di economia è possibile.

Il progetto di ricerca ha visto il coinvolgimento di un borsista, Andrea Strano, con il tutoraggio del preside dello IUSVE, il professor Arduino Salatin. Per otto mesi il ricercatore ha lavorato al fianco dell’azienda cercando di capire quale impatto avesse generato con il suo operato sul contesto sociale e territoriale di riferimento. D’Orica, infatti, non è un’impresa come tutte le altre, ma si è distinta per aver riattivato la filiera per la produzione della seta al cento per cento italiana, attività scomparsa da almeno 50 anni, sviluppandola nelle province di Vicenza, Padova, Belluno e Treviso.

«Il lavoro svolto è stato straordinario perché ha favorito l’incontro tra vecchi e nuovi saperi, tra mondo profit e no profit, e ha generato nuovo valore per l’intera comunità» spiega il professor Salatin, ricordando che il bando collegato alla borsa di ricerca mirava proprio a identificare realtà capaci di attivare reti collaborative stabili a base fiduciaria, alimentate da principi e valori comuni, in grado di essere sia competitive che responsabili, contribuendo a un nuovo modo di fare impresa. Caratteristiche che sono state evidenziate dal ricercatore utilizzando l’approccio analitico dello stakeholder engagement, uno strumento di ascolto, dialogo e coinvolgimento dei principali interlocutori dell’impresa che mira a incoraggiare rapporti di qualità e ad attivare processi di ascolto che possono produrre impatti sociali e ambientali positivi.

«È emerso un modello negoziale e relazionale di filiera che offre l’opportunità ai suoi partner di partecipare attivamente ai processi di co-generazione di valore, di responsabilità condivisa, di innovazione, valorizzando il rapporto tra mondo profit e mondo non profit che a sua volta si fa catalizzatore di dinamiche di inclusione sociale, di cittadinanza attiva e di sostenibilità ambientale» commenta il ricercatore.

«Il valore etico dell’attività – conclude il preside Salatin – così come dimostrato dallo studio è stato notevole e ha chiarito quali sono gli elementi distintivi di un’azione imprenditoriale e lavorativa fondata sulla responsabilità sociale d’impresa, evidenziando come sia possibile attivare modelli economici più sostenibili con un ritorno positivo non solo per i soggetti direttamente coinvolti, ma per l’intera comunità».